VULCANS & Co.
Alessandra Rossato
LIH MORTH-ACC:
TUTTO QUELLO CHE AVRESTE SEMPRE VOLUTO SAPERE E NON AVETE MAI OSATO CHIEDERE
Una buona conoscenza di usi e costumi Vulcaniani e’ indispensabile per arrivare a comprendere appieno la mentalita’ di questo grande popolo; ad esempio e’ utilissimo sapere che “Lih-Morth-Acc” (letteralmente dai termini Vulcaniani “Lih” “Baciami”, “Morth” “Questo” ed il nome familiare “Acc” “Le Mathia”) e’ l’esortazione piu’ gentile ed affettuosa che un Vulcaniano possa fare, segno di grande amicizia e profonda intimita’.
Con i Le Mathia.
Tutti conosciamo, per esperienza diretta, le occasioni in cui un Vulcaniano lancia il Lih-Morth-Acc. La piu’ classica resta comunque quando, ormai pronto per il Kolinahr ed inginocchiato davanti alla Gran Sacerdotessa, lo “Splash” (termine Vulcaniano probabilmente onomatopeico che non ha riscontro in nessun’altra cultura) di un “Uccello del Fuoco” di passaggio gli macchia la manica del “Completino da Kolinahr” appena lavato e stirato.
Ma forse non tutti sanno del profondo significato che l‘esortazione assume durante l’antichissima cerimonia del “Mhan-Dath-Olap-Atenth” (dal Vulcaniano arcaico “Mhan” “A costo di grandi sacrifici e con sprezzo del pericolo”, il dubitativo “Dath” “Onestamente non so neanch’io come”, l’impulsivo “Olap” “Ormai ce l’ho e me la tengo” e l’insultante “Atenth” “Prova a ridere che ti trituro”) complicatissimo rito post-iniziazione per gli adolescenti Vulcaniani che sopravvivono alle cerimonie precedenti.
Il rito e’ semplice e suggestivo; nella prima parte, la “Teoh-Ria” (da “Teoh” “Se c’e’ da usare la logica sono l’uomo giusto” e “Ria” “Voglio il mio avvocato”) il giovane deve rispondere ad alcune semplici domande (in Vulcaniano “Quiz”, tradotto a volte come “Quando pesco Mike T’Buongiorno...”) sulla vita intima propria e dei propri parenti. La cosa viene appena complicata dal fatto che il giovane e’ rinchiuso in una gabbia in compagnia di un Le Mathia affamato adulto (N.d.R. un Le Mathia e’ considerato adulto quando le sue zanne piu’ piccole superano il metro di lunghezza, ed affamato quando sgranocchia ed inghiotte le sbarre di duralluminio della sua gabbia) ed ha come unica arma uno “Stuzz-Hycadent” (da “Stuzz” “Posso ucciderlo a mani nude” e “Hycadent” “Nessuno ha un bazooka?”), sottile legnetto appuntito che Surak sosteneva essere l’unica arma logica contro i Le Mathia.
Alcuni studiosi sostengono che il grande filosofo sia stato male interpretato su questo argomento, e che la vera frase che pronuncio’ sia “Le Mathia Stuzz-Hycadent? Tie’!” (“Illogico come cercare di uccidere un Le Mathia con un legnetto” N.d.T.); sono comunque una minoranza che nulla puo’ contro lo splendore della cerimonia cosi’ come e’ stata fatta per secoli.
Se il giovane sopravvive alla Teoh-Ria (qualcuno ci riesce) puo’ passare alla seconda parte della Cerimonia, la “Prat-Hyka” (da “Prat” “Vivo solo per questo momento di gloria” ed “Hyka” osceno insulta improponibile che cita, fra l’altro, Surak stesso ed i suoi antenati fino alla settima generazione): si tratta di recarsi nel deserto con indosso solo lo speciale “Simbolo della Speranza” (una specie di grosso corno rosso appeso al collo), trovare un Le Mathia (possibilmente prima che sia il bestione a trovare lui) e convincerlo con l’uso della logica piu’ pura a sottomettersi docilmente al giovane ed a farsi cavalcare fino alla zona dove le Sacerdotesse attendono, con bende e cerotti (nel migliore dei casi bisogna pur sempre ricordare che le scaglie di Le Mathia sono terribilmente urticanti).
Forse non tutti conoscono il carattere quieto e remissivo dei Le Mathia (e’ difficile entrare nel raggio visivo di uno di questi esseri ed uscirne vivi per raccontarlo), ma risulta subito chiaro, anche ai non addetti ai lavori, che la logica ferrea di cui e’ armato il giovane va coadiuvata con funi robuste ed amici coraggiosi (non meno di una ventina, armati fino ai denti).
In presenza di questi fattori favorevoli il giovane ha buone possibilita’ (molte piu’ di quanto la logica suggerirebbe) di portare a termine la cerimonia, con il Le Mathia saldamente “Inn-Capretthat” (tradotto letteralmente come “Ma c’e’ qualcosa sotto quelle corde?”) sotto di lui.
Questo, almeno, finche’ ad una delle Sacerdotesse non viene in mente di allentare un nodo per verificare se c’e’ effettivamente un Le Mathia sotto il Vulcaniano.
Perche’ bisogna sapere che alcuni “Furbh” (“La paura aguzza la logica” N.d.T.) si sono effettivamente presentati alla cerimonia cavalcando grossi Sehlat (specie di enormi orsi bruni con zanne di 50 centimetri; la specie piu’ innocua di Vulcano) talmente ricoperti di corde da non essere riconoscibili, ma sono casi rari ricordati con “Dis-Prhezz” (da “Dis” “e’ ovvio che e’ la soluzione piu’ disonorevole” e “Prhezz” “Quanto ammiro quel vulcaniano”).
Chi invece cavalca un VERO Le Mathia e non fa in tempo a fermare la Sacerdotessa con l’urlo “Lih-Morth-Acc” puo’ trovarsi a vagare MOLTO a lungo nel deserto in groppa ad un Le Mathia inferocito, urlando indomitamente “Tarr-Zaan!” (“Procuratemi un cuscino”).
ultima modifica: 7 gennaio 2003
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